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San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, e molto di più

San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, e molto di più

L'inno di Paolo Diacono scritto in onore di San Giovanni Battista composto da sei emistichi  "UT queant laxis, REsonare fibris, MIra gestorum, FAmuli tuorum, SOLve polluti, LAbii reatum, Sancte Iohannes", ovvero «Affinché possano con libere voci cantare le meraviglie delle azioni tue i (tuoi) servi, cancella del contaminato labbro il peccato, o San Giovanni», ispirò nell' XI secolo il monaco benedettino e teorico musicale Guido d’Arezzo nella definizione di un memorandum da consegnare  ai propri allievi cantori per la memorizzazione delle melodie scritte sul rigo musicale, dando di fatto origine alla codificazione dei nomi delle note. Per tale ragione San Giovanni Battista è divenuto il patrono di cantori e musicisti.


Giovanni Battista, Patrono della città di Firenze, ha dunque anche altri patronati:

-    è patrono dei sarti e dei pellicciai perché si faceva da solo gli abiti con peli di cammello nel deserto;
-    protegge i fabbricanti di cinture ed i conciatori di pelli perché aveva una cintura di pelle attorno ai fianchi;
-    protegge i cardatori di lana perché un suo attributo è l’agnello;
-    è patrono di albergatori ed osti per via del banchetto di Erode;
-    è patrono dei carcerati e dei condannati a morte perché anch’egli fu imprigionato ed ucciso;
-    è patrono degli allevatori di uccelli perché anche lui fu messo in gabbia,
-    è patrono dei fabbricanti di coltelli e forbici e degli spadai perché fu decapitato con una spada affilata;
-    è patrono degli spazzacamini per il suo aspetto irsuto;
-    è patrono dei trovatelli perché protegge le porte dei battisteri davanti alle quali venivano abbandonati i neonati;
-    è patrono dell’ordine di Malta e di diverse confraternite della Misericordia che avevano il compito di assistere i condannati a morte.
-  come ho già accennato, è patrono di cantori e musicisti perché Guido d’Arezzo definì i nomi delle note (UT, RE, MI, FA, SOL, LA, SI) prendendoli dalle sillabe iniziali di un inno in suo onore ( UT queant laxis, REsonare fibris, MIra gestorum, FAmuli tuorum, SOLve polluti, LAbii reatum, Sancte Iohannes – UT verrà sostituito per ragioni eufoniche da DO (Dominus) in Italia nel XVII secolo da Giovanni Battista Doni. In Francia viene ancora chiamato UT). Il metodo ideanto da Guido d'Arezzo, anche conosciuto come Guido Monaco, è il metodo della solmisazione e si basa sull'esacordo che è la successione di sei suoni in cui il semitono è collocato in posizione centrale.
Solo successivamente Ludovico Zacconi propose l'adozione anche del "si". 

 

 



 

 

 

Autore

Marisa Cancilleri

 

 

 

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