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Carlo V entra a Firenze

Carlo V entra a Firenze

Carlo V a Mühlberg Tiziano smallIl 29 aprile 1536, in una cornice scenografica imponente con apparati realizzati sotto la direzione di Giorgio Vasari, entra in Firenze Carlo V. L'imperatore soggiorna a Firenze fino al 4 maggio risiedendo in palazzo Medici. Il duca per lasciare massimo agio all'importante suocero - Alessandro aveva da poco sposato Margherita d'Austria - si trasferisce dai Tornabuoni e lascia a disposizione gli appartamenti dell'ala meridionale del piano terra e i lati sud e ovest del primo piano, di solito abitati dal duca, allestiti con grande sfarzo e profusione di panni d'oro. Tra gli alloggiamenti messi disposizione dell'imperatore c'era anche l'ex-loggia d'angolo al piano terra, dove Vasari stava affrescando le Storie di Cesare. Per l'occasione fu temporaneamente collocato il cartone preparatorio al posto dell'ultimo affresco non ancora eseguito.

 

 

Carlo d'Asburgo nacque a Gand il 24 febbraio 1500 e morì a Cuacos de Yuste il 21 settembre 1558. Fu Re di Spagna (come Carlo I), Imperatore del Sacro Romano Impero (come Carlo V), Re di Napoli (come Carlo IV) e Duca di Borgogna (come Carlo II). È stato una delle più importanti figure della storia d'Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole. Il ritrattista ufficiale di Carlo V fu Tiziano. Il maestro veneziano lo ritrasse più volte: nel 1533 (Carlo V con il cane) e nel 1548 (Ritratto di Carlo V a cavallo, Ritratto di Carlo V seduto), ma altre opere simili sono perdute.

 

Carlo V imperatore nel 1532
Carlo V col suo cane nel 1532

 

Tra i due si instaurò un legame intellettuale forte, tale da giustificare anche leggende secondo cui l'imperatore si chinò a raccogliere il pennello sfuggito di mano all'artista. L'artista descrisse tutta la parabola fisica e umana del sovrano, che amava farsi ritrarre poiché, a suo dire, il suo aspetto brutto, piccolo e malaticcio, sarebbe apparso meno sgradevole se il popolo fosse già abituato a vederlo dipinto. Di volta in volta i ritratti di Tiziano catturano "il riflesso delle aspirazioni, delle tensioni, delle fatiche, del fasto, della fede, del rimpianto, della solitudine, degli ardori". Federico Zuccari riportò un aneddoto per cui Filippo II di Spagna, figlio di Carlo, una volta si confuse per aver scorto un ritratto del padre scambiandolo per la sua figura viva.

 

Carlo V a Mühlberg Tiziano
Carlo V a Mühlberg ritratto da Tiziano

 

 

 

Autore

Riccardo Mugellini

 

 

 

 

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