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I Fiorentini cacciano il Duca di Atene

I Fiorentini cacciano il Duca di Atene

duca di atene 1Il 6 agosto 1343 Gualtieri di Brienne duca di Atene lascia la città di Firenze scortato dal conte Simone di Battifolle, dai soldati senesi, dai Magnati, dai Popolani e dai più possenti cittadini del Comune. Il duca, dopo un assedio di 12 giorni che lo costringe a restare chiuso nel palazzo ducale, oggi Palazzo Vecchio, raggiunge un accordo con i fiorentini. Il patto prevede la rinuncia alla signoria sulla città in cambio della salvezza della sua persona. Per la sua salvaguardia, l'angioino aggiunse come clausola che la ratifica del patto sarebbe avvenuta solo dopo essere uscito dal territorio controllato dalla città gigliata, così sarà, infatti la firma della promessa avviene nel castello di Poppi. Si chiude così una delle pagine più dure della storia di Firenze. Nato dal conte Gualtieri V e da Giovanna di Chatillon, figlia del Conte di Porcien, connestabile del Re di Francia Filippo IV.

Dopo la morte del padre, avvenuta durante la battaglia di Halmyros del 1311, ne ereditò i titoli nobiliari; di fatto però i suoi possedimenti in Grecia furono in larga parte puramente nominali, tranne che per quelli stabiliti sulle città di Argo e Nauplia. Per quasi tutta la sua vita cercò di ristabilire il dominio della sua famiglia su Atene contro la Compagnia Catalana, ma senza successo. Dagli anni quaranta del Trecento si spostò in Italia e in Francia, lasciando la Signoria di Argo e Nauplia alla cura di suoi subalterni. Nel dicembre del 1325 nella cattedrale di Brindisi sposò Margherita, figlia di Filippo I di Taranto e nipote del Re Roberto I di Napoli, un matrimonio strategico che rafforzava la sua presenza in Italia meridionale. Presso la corte degli angioini fu appuntato come vicario di Carlo di Calabria, carica che esercitò per pochi mesi nel 1326. Nel 1331, con l'appoggio di Roberto di Napoli e di Papa Giovanni XXII salpò per la Grecia in una crociata per la riconquista di Atene. In quella campagna riconquistò Arta al despota Giovanni Orsini, ma non riuscì a prendere Atene per via dell'intervento dei veneziani, che si erano alleati con i catalani. Il suo unico figlio Gualtieri VII morì durante questa campagna.

Dopo essere stato per alcuni anni in Francia, dopo la morte della moglie (1340) tornò in Italia (1342) chiamato dai governatori di Firenze che, preoccupati per la crisi economica iniziata nel 1343, in seguito al mancato rimborso dei prestiti fatti ad Edoardo III d'Inghilterra dai banchieri cittadini, e disperati per le strenue lotte tra guelfi e ghibellini, avevano deciso da alcuni anni di affidare la città a un podestà a condizione che fosse straniero e quindi non legato ad alcuna fazione. Sebbene l'incarico di Gualtieri fosse a scadenza, i ceti bassi di Firenze spinsero affinché fosse nominato signore a vita, ben impressionati dalle sue prime iniziative. Il governo di Gualtieri divenne presto contraddistinto da dispotismo, ignorando e opponendosi agli interessi della ricca classe mercantile che gli aveva permesso di prendere il potere, trovando supporto nelle residue forze delle antiche famiglie feudatarie già provate dagli esili e dalle lotte di cinquant'anni prima. Impose delle drastiche misure economiche correttive, tese a rimediare al forte debito pubblico, istituendo l'"estimo" e le "prestanze" forzate, delle somme di denaro che i più ricchi dovevano corrispondere in prestito al governo a condizioni molto svantaggiose. Iniziò inoltre una fortificazione militare e ingrandimento di Palazzo Vecchio verso via della Ninna.

Sebbene dal punto di vista della crisi finanziaria le misure si rivelassero utili, dall'altra parte irritarono a tal punto i fiorentini che, solo dieci mesi dopo la sua nomina, congiurarono per liberarsi di lui. Minacciato di eliminazione fisica rassegnò il potere e fuggì dalla città il 26 luglio 1343, giorno di Sant'Anna. La cacciata del Duca d'Atene rimase un episodio "mitologico" nella storia cittadina, descritto con viva partecipazione dal Villani o usato come tema di affreschi per esempio da Andrea Orcagna. Per ringraziare sant'Anna le venne dedicata la chiesa di Orsanmichele e l'attuale chiesa di San Carlo dei Lombardi. Rifugiatosi in Francia si risposò, ma non ebbe eredi. Diventato Connestabile di Francia nel 1356, morì quello stesso anno durante la Battaglia di Poitiers. I suoi titoli passarono a sua sorella Isabella di Brienne e poi alla nipote di quest'ultima, Maria d'Enghien. A Firenze rimase sempre noto semplicemente come il Duca d'Atene, e fu citato anche nella novella settima del secondo giorno del Decameron di Boccaccio.

 

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Autore

Riccardo Mugellini

 

 

 

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