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La voce di San Marco a Firenze

La voce di San Marco a Firenze

Beato Angelico San Pietro Martire 1442La Voce che Risuona nel Silenzio: il Convento San Marco nella Storia di Firenze. La storia culturale e religiosa di Firenze è veramente una casa in cui ci sono molti posti. Riflettendo l'osservazione del grande umanista della città, Leon Battista Alberti, che, “l’Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e meravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini”.

Da questo brano del "De Re Aedificatoria" si può comprendere come le volte crescenti delle tradizioni intellettuali e i movimenti artistici, sostenuti dalle colonne di personalità politiche importanti, armonizzano insieme per formare un vero capolavoro architettonico. Tuttavia, uno tra i posti più elaboratamente ornati in questa grande casa è il complesso di San Marco, nel centro della città. Come il luogo di una comunità di frati Domenicani, il sito ha avuto un ruolo costante nello sviluppo dell'etica civica Fiorentina fin dalla sua consacrazione da Eugenio IV nel 1443, sotto il patronato di Cosimo il Vecchio: si può essere considerato come la confluenza di molti flussi di idee filosofiche, politiche ed artistiche nel corso dei secoli. Anzi, si potrebbe essere paragonato ad un corpo organico, inalando lo spirito del scolasticismo e dell’umanesimo dal suo ambiente, ed espirando i nuovi modi di pensare della pittura, il governo e l'economia nel mondo Rinascimentale di veloce cambiamento. Inoltre, tutto questo accadde in una clima spirituale molto dinamica, spesso emergendo da un mondo silenzioso di preghiera e contemplazione.

Forse San Marco è il più famoso e più amato per la sua importanza nella storia dell'arte: da uno lato, si può vedere di aver assorbito tutte le maggiori influenze del periodo, dai maestri del tardo medioevo come Giotto, al approccio matematico-naturalistico di Piero della Francesca e Masaccio; e dall'altro, d’avere combinato e armonizzato questi diversi movimenti, e restituito alla città un stile nuovo e distintivo. Indubbiamente, l'esemplare di questo movimento artistico e religioso è Fra’ Giovanni da Fiesole, conosciuto comunemente come il Beato Angelico. Dal umile villaggio di Rupecanina, l’Angelico entrò nell'Ordine Domenicano nella vicina Fiesole, e presto arrivò a Firenze. Tuttavia, il suo genio prodigioso come artista presto lo mise in contatto con alcuni dei più importanti figure del giorno, tra cui i governanti Medici della città, e il Papa a Roma (per cui affrescò la Cappella Niccolina). Le sue opere più celebri sono un adempimento del mandato definito dal suo superiore, e poi l'Arcivescovo di Firenze, Antonino Pierozzi: a dipingere un ciclo di affreschi dappertutto il convento, incluse le celle dei frati. Questi affreschi, che raffigurano episodi nella vita di Gesù, abilmente uniscono la devozione meditativo e contemplativo con l'attenzione alla natura e alla forma umana di nuova concezione del Rinascimento; in molti modi, sono la sintesi artistica dell’umanesimo religioso. Allo stesso tempo, l'Angelico era anche un grande insegnante; contribuì a formare il talento di molti grandi personaggi del mondo artistico, tra cui Benozzo Gozzoli e Zanobi Strozzi, che crearono alcuni dei capolavori più rappresentativi del Rinascimento – ad esempio, la 'Cavalcata dei Magi' nel Palazzo Medici Riccardi.

Questo artista e frate illustra anche una verità costante nella storia di San Marco e il suo ruolo nella città: la fusione dei mondi della cultura, la spiritualità e la politica. Principalmente, questo può essere visto nel suo incarico a decorare la cella privata del governatore di Firenze, Cosimo de 'Medici; era il suo luogo di ritiro, dove cercò il consiglio e la direzione spirituale da parte dell'uomo che diventò uno dei suoi collaboratori più importanti, Sant'Antonino Pierozzi. Questo chierico Fiorentino fu un grande studioso, e fu anche un sintetizzatore di tradizioni intellettuali - la sua opera maggiore, la Summa Historialis, esamina tutte le grandi culture e religioni del mondo antico, e li pone al fianco della storia della religione Cristiana, stabilendo così la “Prisca theologia” – lo vero spirito umanistico. La collaborazione fruttuosa tra Sant’Antonino e Cosimo il Vecchio illuminò la vita culturale e politica di Firenze: la biblioteca pubblica (disegnata da Michelozzo e conosciuta comunemente come la Biblioteca Greca) che Cosimo fondò a San Marco riflette l'amore per l’architettura classica tra gli umanisti, e diventò un punto di riferimento nella vita intellettuale della città; lavorarono insieme per riformare il clero secolare; aiutarono a sviluppare un nuovo approccio all'etica economica; e orchestrarono il grande progetto ecumenico, il Concilio di Firenze, un incontro tra est e ovest nella chiesa cristiana. Attraverso la guida di Sant'Antonino, tutti questi filoni della vita civica erano tessute insieme per formare un tessuto di mille colori – e non solo a causa del clientelismo e patronato dei Linaioli Fiorentini per gli artisti di San Marco!

La storia di San Marco è lunga e tortuosa come l’Arno; e allo stesso tempo il suo ruolo è stato spesso di essere un ponte tra le varie fazioni culturali, intellettuali, religiosi e politici - un ponte venerabile e amato dai turisti come il Ponte Vecchio. Ha contato tra i suoi collaboratori alcuni dei più grandi protagonisti del Rinascimento: Botticelli, Benivieni, Pico della Mirandola e Poliziano (gli ultimi due dei quali sono sepolti nella basilica). Possa continuare ad essere un faro per la sua città, un giglio luminoso nel campo della cultura.

 

 

Autore

Oliver Hickman

 

 

 

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