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Paolo Poli, a Dio piacendo

Paolo Poli, a Dio piacendo

Paolo PoliPer lui anche il paradiso Terrestre sarebbe stato noiosissimo senza il peccato di Eva: adesso Paolo Poli è andato a riguardare le bucce ad un altro Paradiso. Ho avuto il fratello come insegnante di Fisica, ho intervistato la sorella, ho conosciuto lui: Paolo Poli, attore e gentiluomo. Brillantissimo sulle scene e nella vita, quasi una persona di altri tempi, era dotato del vero spirito fiorentino: sagace, libero, colto. Mai volgare anche nella trasgressione, eclettico trasformista, funambolo verbale, ironico nella sfida al perbenismo, primo a trattare temi scabrosi ma sempre ben piantato nel buon senso.

 

Vedi il commento alla diatriba dei matrimoni gay “una gran rottura: il bello degli amori omosessuali è la loro libertà e la loro riprovazione; le nozze non mi interessano, voglio seguire l’istinto e la perversione, non tornare a casa e sentirmi chiedere cosa voglio per cena” Anticonformista per eccellenza ma leale ai suoi principi, ha vissuto da solo e senza nemmeno sguazzare nell’oro. I suoi spettacoli hanno fatto epoca ma per questo gliene hanno fatti fare pochi: troppo bravo, troppo pericoloso, troppo dritto di carattere nonostante la pendenza sessuale, che non faceva pesare. Gli si addice l’aggettivo “witty” lo stesso che competeva a Oscar Wilde, ma anche gli attributi dell’autentico Fiorentino: “quick eye and sharp tongue”, a cui basta poco per cogliere nel segno, come quando ha definito Benigni una “maestrina” per le sue ultime santificanti rappresentazioni su Dante.  Lui è stato un teatrante diverso, fin da principio e nell’anima: “ Ho fatto teatro perché l’ho amato da sempre, non come un rifugio come fanno quelli che non hanno più successo al cinema o in tv. Mi piace il teatro perché è vivo,  come mi piaceva insegnare, osservare gli occhi cattivi di quei bambini: diciamo che mi sono speso per far attecchire un po’ di cultura in un momento in cui basta disegnare O col bicchiere per diventare filosofi”. Paolo Poli , dalla diabolica soavità, l’opposto della ipocrita political correctness, onesto e graffiante, è l’ultimo dei grandi toscani ora che anche Albertazzi si è adattato ai talent show.

 

 

 Autore


Margherita Calderoni

 

 

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