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Morire dormire sognare forse…

Morire dormire sognare forse…

giorgio albertazziNel 1964 Lawrence Olivier lo invitò a recitare Amleto all’Old Vic di Londra, unico attore non di lingua inglese, in occasione del quattro centenario di Shakespeare, regia di Franco Zeffirelli, celebre “anglo-becero”.  Giorgio Albertazzi, “fiorentino fuori porta” - nato a Fiesole nel 1923 - aveva il teatro nel sangue ed è stato un Grande della scena.

 

Avvenente e intelligente, brillante e impertinente, oltre che impenitente dongiovanni, ha dedicato la sua carriera a capolavori classici fino all’anno scorso, recitando “Memorie di Adriano” come se l’imperatore romano fosse ormai la sua seconda pelle. Balzato sul palcoscenico come un giovane leone che sa di trovarsi nel suo campo di caccia, iniziò in grande stile con Troilo e Cressida nel 1949 per la regia di Visconti al Maggio Musicale. Azzannato il successo, non lo ha più mollato: la sua vita è nota, costellata di successi e di donne. “la felicità è vivere” diceva. Vivere per il teatro, circondato da donne: di quelle importanti nella sua vita, Toccafondi, Proclemer, Pozzi e altre fino alla quarantenne moglie Pia de’ Tolomei, sposata a 84 anni, affermava di ricordare tutto e tutte facevano parte di lui. “ Se non ci fossero le donne, il mondo sarebbe una stanza senza finestre” affermava. Dalla battuta pronta e dalla memoria di ferro, aveva incantato recentemente anche il pubblico de La Versiliana di Pietrasanta, celebrando sul palco i suoi 90 anni in modo disinvolto e ironico come sempre. Anche io l’ho applaudito sotto i pini secolari del parco dove sorge la villa che ospitò D’annunzio. “ Tante cose sono state dette, scritte, recitate su D’Annunzio” commentò” io stesso sono stato inseguito dalla sua ombra fin da ragazzino” E proprio in omaggio al Vate per i 150 anni dalla nascita, Albertazzi fu interprete, autore e regista dello spettacolo “ Io ho quel che ho donato”.   “Quella frase di D’annunzio si adatta perfettamente allo spirito di questo spettacolo” disse “ che è un omaggio al Vate, certamente, ma anche a me stesso, se me lo concedete.” E la platea glielo concesse, con reiterati applausi di cuore, quasi un abbraccio commosso, per la sua interpretazione della poesia e della prosa di D’Annunzio recitate in modo magistrale e integrate con Dante, di cui fece tante letture in TV, e Yourcenar, nel cui Adriano si era impersonato. Uno spettacolo emozionante e coreografico, completato alla fine da una megatorta sormontata da una corona d’oro condivisa sul palco con Maurizio Scaparro, Carlo Giuffrè, Mariangela D’Abbraccio, Carla Fracci e altri amici convenuti per augurare Buon Compleanno, mentre la soprano Alida Berti intonava “A Vucchella”, scritta da D’annunzio. “Sento il vostro affetto” ringraziò Albertazzi” E’ una cosa che fa stare bene. Certo, 90 anni fanno un certo effetto, ma fin da ragazzo mi è rimasto questo spirito del divertirsi. Anche la morte deve essere un gioco”. E puntualmente la morte è arrivata tre anni dopo, lasciando un altro gran vuoto nel teatro italiano. Immagino l’abbia seguita come andasse verso un altro palcoscenico: dopo tutto, come ha detto una volta “ Dovunque stiamo andando, cerchiamo di andarci con leggerezza”.

 

 

 Autore


Margherita Calderoni

 

 

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