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A Firenze si discute di moda ed economia circolare

A Firenze si discute di moda ed economia circolare

modello circolareI Fiorentini nel Mondo sono lieti di annunciare la conferenza "La moda nell’economia circolare", un evento organizzato da European School of Economics e da Confindustria Firenze dedicato all'economia circolare e alle opportunità di sviluppo per le aziende operanti nella moda, che si terrà Venerdì 28 Aprile 2017 alle ore 15.30 presso la sede fiorentina di ESE a Palazzo Rosselli del Turco in Borgo Santi Apostoli, 19 a Firenze.

La partecipazione alla conferenza è gratuita e tutti sono invitati a prendere consapevolezza dell'economia circolare, un sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione. Di riciclo, di riuso. Tanti “ri” da capire e da selezionare perché non siano solo prefissi che rendono virtuosi verbi quotidiani riempiendo la bocca di chi non sa poi nella pratica cosa fare, dove mettere le mani, come applicare nobili principi a un mondo in cui i bisogni concreti si fanno sentire. Eccome. L‘economia circolare è un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo giocando con due tipi di flussi di materiali, quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Ponendosi come alternativa al classico modello lineare, l’economia circolare promuove una concezione diversa della produzione e del consumo di beni e servizi, che passa ad esempio per l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, e mette al centro la diversità, in contrasto con l’omologazione e il consumismo cieco. E’ esplicito nei sostenitori dell’economia circolare una critica alla supremazia del denaro e della finanza, tanto da voler cambiare i parametri per misurare il PIL considerando meno i soldi e più altri valori, “circolari”, a 360 gradi. Il nome di “economia circolare” deriva dai meccanismi presenti in alcuni organismi viventi in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico. I sistemi economici secondo l’economia circolare, dovrebbero imitare questo concetto di “ciclo chiuso” o “rigenerativo”. Tra i vari approcci specifici ci sono anche l’ecologia industriale e la blue economy, ne nasceranno e ne staranno già ora nascendo altri, l’idea in sé, dell’economia circolare, è nata nel 1976 quando spunta in una rapporto presentato alla Commissione europea, dal titolo “The Potential for Substituting Manpower for Energy” di Walter Stahel e Genevieve Reday. Le applicazioni pratiche dell’economia circolare fanno però capolino, concretamente, su sistemi moderni e su processi industriali, solo negli anni ’70. Da quando è nata, l’economia circolare persegue gli stessi obiettivi adattandoli alla realtà in continua evoluzione in cui resta e viene ereditata di generazione in generazione come idea e ideale. I maggiori obiettivi dell’economia circolare sono l’estensione della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti. In sintesi, l’economia circolare mira a vendere servizi piuttosto che prodotti. Secondo l’economia circolare i rifiuti sono “cibo”, sono nutrienti, quindi in un certo senso non esistono. Se intendiamo un prodotto come assemblamento di componenti biologici e tecnici, allora esso deve essere progettato in modo da inserirsi perfettamente all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e ri-proposizione, senza produrre scarti. Rispettivamente, i componenti biologici in una economia circolare devono essere atossici e poter essere semplicemente compostati. Quello tecnici – polimeri, leghe e altri materiali artificiali – saranno a loro volta progettati per essere utilizzati di nuovo, con il minimo dispendio di energia. Secondo l’economia circolare i rifiuti sono “cibo”, sono nutrienti, quindi in un certo senso non esistono. Se intendiamo un prodotto come assemblamento di componenti biologici e tecnici, allora esso deve essere progettato in modo da inserirsi perfettamente all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e ri-proposizione, senza produrre scarti. Rispettivamente, i componenti biologici in una economia circolare devono essere atossici e poter essere semplicemente compostati. Quello tecnici – polimeri, leghe e altri materiali artificiali – saranno a loro volta progettati per essere utilizzati di nuovo, con il minimo dispendio di energia. In un mondo in cui regna l’economia circolare si ragiona privilegiando logiche di modularità, versatilità e adattabilità, perché ciascun prodotto sia di più lunga durata, realizzato e ancora prima pensato per poter essere aggiornato, aggiustato, riparato. Un design sostenibile di nome e di fatto.

 

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Autore

Julius Ebnoether


 

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